Pubblicato da: enrico de lea | luglio 24, 2016

Per i 150 anni della banda cittadina di Casalvecchio Siculo (di FRANCESCO NICITA)

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[Pubblichiamo assai volentieri il discorso di Francesco Nicita, insegnante e cultore di storia, casalvetino, che introduce ai festeggiamenti per il 150.mo anniversario dalla fondazione della Banda Musicale di Casalvecchio Siculo – Messina]

***

Nell’anno del 150° anniversario della fondazione della banda cittadina, raccogliendo l’invito del direttivo del corpo bandistico, ho cercato di effettuare una ricerca storica sul periodo risorgimentale in chiave locale, intorno alla nascita della banda musicale, tracciando un percorso non ancora esplorato da nessuno, attraverso un’analisi socio-economica del paese durante il XIX sec.
Non voglio anticiparvi nulla, ma il risultato ottenuto è veramente interessante: anche il nostro Comune ha avuto una parte importante nella storia d’Italia.
È una storia di tempi lontani, di fatti successi oltre150 anni fa, ma che oggi è la nostra storia.
In Italia poche epoche come quella risorgimentale hanno affidato alle parole e alla musica i sogni e le speranze, le rabbie e le passioni: infatti, la cultura romantica che pervadeva tutti gli aspetti, pubblici e privati, della vita di quegli anni così fervidi, individuava proprio nella musica e nella poesia le forme d’arte più adatte ad esprimere gli impulsi più veri dell’interiorità.
E se il Risorgimento italiano trova in Giuseppe Verdi l’interprete più consapevole, colui che sapeva rivelare musicalmente nella maniera più piena ed intensa, l’anima profonda del popolo italiano, pure ogni piazza, ogni piccolo paese della penisola aveva il suo modesto “vate” locale, capace di offrire parole e sonorità, magari elementari, a favore dello spirito nazionale.
Un’epoca apparentemente lontana nel tempo, ma fondativa della nostra storia.
Prendiamo l’anno 1848, l’anno fatidico, l’anno “dei portenti”. In Europa ed in Italia rivolgimenti, libertà conquistate e perdute, Costituzioni e rivoluzioni…mentre le classi subalterne cominciavano finalmente ad affacciarsi sulla scena della storia.
Quale motivo faceva da colonna sonora a tali e tanti sommovimenti politici e sociali? Lo spirito di quell’anno formidabile è bene espresso dalla “più popolare gentile canzone che sia stata scritta e cantata da coloro che combattevano le guerre dell’Indipendenza”: “Addio, mia bella addio”, intitolata in origine “La partenza del volontario” o anche “La partenza del soldato”.
A partire dal 1847, si inventarono sempre nuove quartine, sempre più beffarde e cruente, che accompagneranno e scandiranno, di lì a breve, le marce dei volontari verso i campi di battaglia della prima guerra d’indipendenza.
A tal proposito ricordo i “Picciotti Casalvetini” o “ I cento montanari”, che dir si voglia, che parteciparono e si distinsero, così come ci viene raccontato dallo storiografo Villari e dalla lapide posta in questa piazza, nelle battaglie di Milazzo, Messina e Casazza.
Il ritmo di quell’improvvisata fanfara, partita proprio da qui, primo nucleo di quella che sarebbe poi stata la nostra banda musicale, li accompagnò verso il teatro delle operazioni belliche.
Anche i motivi musicali più semplici e spontanei conoscono in questo clima una riconversione in senso politico e come sempre accade, le parole e le note accompagnano le speranze e le illusioni, che alimentano le aspettative di molti patrioti casalvetini.
Dunque, nel clima romantico e risorgimentale anche la nostra realtà locale partecipò allo spirito delle lotte risorgimentali e carbonare.
In Sicilia infatti, nei primi dell’Ottocento, i rapporti commerciali con l’Inghilterra, molto assidui con la zona di Messina, e in particolare con Casalvecchio, dal quale gli Inglesi acquistavano la seta, finirono col favorire il sorgere di società massoniche. Tali società segrete intendevano cacciare i Borbone dal Regno delle due Sicilie, partecipando ai moti del ’20, del ’48 e alle campagne del ’61, nella speranza che, una volta eliminato il dominio spagnolo, la Sicilia potesse tessere direttamente i propri rapporti commerciali con l’Inghilterra senza quei dazi doganali che i regnanti avevano imposto.
A Casalvecchio, nel 1820, per esempio, risultavano affiliati alla Carboneria le personalità più in vista dell’epoca: don Felice Sigillo, che ne fu la guida, don Sebastiano Muscolino Sciarpa, don Luigi Famulari ed il sacerdote Giuseppe Muscolino. Da ricordare inoltre Giuseppe Calabrò, giureconsulto del paese, morto nel 1847 e sepolto nella chiesa della SS Annunziata. Nella lapide della sua sepoltura è evidente il simbolo massonico con la presenza di una piramide e un leone dormiente. Egli è stato sicuramente un fervido sostenitore dei moti che sfoceranno poi nel ’48. Uomo di grande cultura e preparazione, cultore di storia e di arte, personalità di spicco all’interno del paese, membro di quell’elite casalvetina, schierata politicamente a favore di un profondo e radicale cambiamento istituzionale. Ciò dimostra quanto l’attività massonica a Casalvecchio sia stata preponderante fra coloro che parteggiavano per la rivoluzione politica, soprattutto quel ceto mercantile di cui parlavamo prima. Il paese, dunque, era diviso fra i sostenitori del cambiamento e della rivoluzione, da un lato, ed i conservatori dall’altro, latifondisti in particolare, che parteggiavano per il mantenimento dello status quo.
Ma torniamo indietro, dopo il fallimento dei moti carbonari del ’20-’21, i rivoluzionari rinnegarono ben presto le proprie idee tagliandosi le lunghe barbe, simbolo dell’attività sovversiva. A tal proposito citiamo un componimento del poeta locale, don Luigi Trimarchi, possidente latifondista, che, dal suo punto di vista conservatore, ironizza con sarcasmo sull’attività carbonara locale e sul suo equipaggiamento. Questo componimento è stato raccolto da Domenico Puzzolo Sigillo, notabile del paese, grande storico della provincia di Messina, in una sua monografia su Casalvecchio, pubblicata nel 1909.

Quattru bbibanti, ladri e bbacchittuni,
scuma di li cchiù perfidi assassini,
tintàru di firmari un bbattagghiuni
tra li cchiù malagenti e cchiù mischini,
d’un riggimentu ghiamatu carbuni,
armati tutti comu porci spini.
Ora su tutti jtttati nta na gnuni,
rraduti comu crasti picurini!

Ed è proprio negli anni dell’unità d’Italia, quindi nel pieno dello spirito patriottico risorgimentale, che a Casalvecchio viene fondata nel 1863 la Scuola Musicale e nel 1866 viene istituito il Complesso Bandistico, voluto dai notabili e da tutti i cittadini.
Dopo l’unità d’Italia, nel 1875 in Sicilia si contano 138 bande musicali e 8 scuole musicali. Nella sola provincia di Messina sono presenti ben 18 bande musicali per un totale di 455 elementi.
Ciò dimostra che la sensibilità musicale e artistica di queste zone è stata sempre molto spiccata, tanto che l’istituzione della Scuola Musicale fu proprio chiesta e ottenuta dagli stessi abitanti di Casalvecchio, nel 1863, per ricordare e celebrare quei “Picciotti Casalvetini”, che il 4 aprile 1860, guidati dal cav. Luciano Crisafulli, erano partiti, al suono di un’improvvisata fanfara, dalla Piazza della Chiesa Madre, per unirsi agli altri gruppi di “Prodi Garibaldini”.
La Scuola Musicale destinata alla preparazione degli allievi era ed è ancora interamente gratuita e a carico dell’amministrazione comunale. Fra i notabili del paese che incoraggiarono la fondazione del complesso bandistico, ricordiamo il signor Giovanni Giunta, primo illustre e giovane maestro della banda fino al 1897. Il notaio Giuseppe Muscolino, primo sindaco di Casalvecchio dopo l’unità d’Italia, dal 1865 al 1868, e primo Presidente della banda stessa, ucciso in maniera efferata il 14 novembre 1879, quando sindaco del paese era il famoso cavaliere Luciano Crisafulli.
E’ singolare la discrepanza fra il registro parrocchiale, che parla di morte violenta, ed il registro comunale in cui si parla invece di morte naturale, avvenuta alle ore 8.30 del 13 novembre 1879.
A tal proposito voglio ricordare che subito dopo l’unità d’Italia i sindaci duravano in carica tre anni e venivano scelti direttamente dal re come ufficiali di governo ed ultima propaggine dei Prefetti, fra i Consiglieri eletti. Molto probabilmente il Muscolino fu nominato sindaco, grazie alle sue frequentazioni ed alle attività legate al mondo della massoneria. Prova ne è che il nipote, Giorgio Muscolino Fleres, nel 1910, a soli 25 anni, viene ammesso a far parte della loggia massonica Grande Oriente d’Italia.
E’ da ricordare che Casalvecchio, subito dopo l’unità d’Italia, è fra i paesi più importanti dell’area ionica messinese, per numero di abitanti e per attività commerciali. Una comunità che contava quasi 2500 abitanti, poco meno della Taormina di allora, che ne contava 2900, più di Giardini Naxos e quasi il doppio di Santa Teresa di Riva, che allora ne contava solo 1300. Infatti, alle elezioni comunali, a Casalvecchio, andranno a votare circa 250 persone, che rappresentavano il 10% della popolazione, media molto alta rispetto al resto d’Italia, dove la percentuale si attestava intorno al 2%. Non dimentichiamo che il diritto di voto era ancora basato sul censo.
Ma in poco meno di un secolo, l’Italia si trasformò da paese sotto il dominio straniero a Stato unificato indipendente, desideroso di far parte delle grandi potenze europee….

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