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	<title>Dagli stessi luoghi (Casalvecchio Siculo e la Valle d&#039;Agrò)</title>
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	<description>&#34; Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c&#039;è qualcosa di tuo, che anche se non ci sei resta ad aspettarti&#34; - Cesare Pavese, La luna e i falò.</description>
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		<title>Una festa per il patrono del paese, il santo anacoreta</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 17:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domani, seconda domenica di settembre, si festeggia a Casalvecchio, per tradizione legata a quello che fu il lavoro dei campi, al di là del calendario liturgico (12 giugno), il santo patrono, l&#8217;anacoreta Onofrio, uno dei santi del deserto della Tebaide del III-IV sec. d.C.  Per tradizione, il santo è identificato tra quelle figure, in totale isolamento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=26&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domani, seconda domenica di settembre, si festeggia a Casalvecchio, per tradizione legata a quello che fu il lavoro dei campi, al di là del calendario liturgico (12 giugno), il santo patrono, l&#8217;anacoreta Onofrio, uno dei santi del deserto della Tebaide del III-IV sec. d.C.  Per tradizione, il santo è identificato tra quelle figure, in totale isolamento rispetto al mondo, che risponde alla figura dell&#8217;anacoreta, figura intermedia tra l&#8217;eremita e l&#8217;asceta.</p>
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		<title>HENRY BRESC, La Valle d’Agrò: un territorio, una storia (conclusioni) &#8211; Officina di Studi Medievali, PA, 2005</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 08:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
				<category><![CDATA[pagine di storia locale]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’insieme delle comunicazioni presentate a Forza d’Agrò il 20 febbraio 2004 da specialisti della Sicilia antica e medievale offre una coerenza tematica e problematica che corrisponde perfettamente al disegno degli organizzatori. I relatori si sono posti domande sul territorio, sulla sua viabilità, sui modi di sfruttamento, sull’abitato, sulla sua unità politica, e infine sulla particolarità religiosa e culturale che nasce da una storia perennemente legata a Messina, ponte verso la Calabria. Non tutti gli aspetti trattati però hanno potuto usufruire di fonti che consentivano di rispondere a tutti i problemi: le risorse documentarie sono particolarmente povere per la Messina del medioevo e per la sua sfera d’influenza, e questa scarsezza sollecita i medievisti ad allargare il campo delle proprie ricerche a discipline vicine a quelle favorite dai loro colleghi antichisti, l’archeologia del costruito e quella del sottosuolo, l’epigrafia, la toponomastica e ad usare l’insieme di queste tecniche attraverso le ricognizioni sul territorio. Le riflessioni dei relatori si possono dunque raggruppare e ordinare intorno a un insieme di cartine geografiche ideali incastrate l’una dentro l’altra. Nel centro c’è la carta della Valle d’Agrò, insieme di vallate di 85 kmq: la conoscenza delle sue realtà antiche e medievali e la sua identificazione culturale erano l’oggetto principale dell’incontro. Ma questi risultati non si potevano raggiungere senza uno studio d’insieme sul complesso di montagne e di fiumare che ingloba la Valle d’Agrò e costituisce il secondo quadro, quello dei Peloritani, integrato dalla Piana di Milazzo, oggetto delle ambizioni messinesi: una seconda cartina sarebbe dunque quella del distretto sognato dal corpo politico della città del faro, fino a Taormina e fino a Milazzo. Il terzo quadro emerso dalle comunicazioni si estende fino a Randazzo, Castroreale e Montalbano, e ai limiti del vescovado di Patti, inglobando la valle dell’Alcantara: non è tutto il Valdemone come lo definisce la pratica amministrativa medievale esteso fino alla “contea di Geraci e alle parti di Termini e di Cefalù”, ma si tratta di limitarsi alle zone che hanno manifestato una lunga particolarità linguistica e religiosa, tramite un contatto durevole con l’ellenismo medievale. Un quarto quadro, forse poco aspettato, viene fuori dalla studio, in particolare attraverso quello dei bizantinisti: le relazioni marittime hanno dato vita e dinamismo a una sfilza di fiumare, tra il Faro e l’Alcantara, segnalate già dal geografo palermitano Idrîsî nel 1158, in particolare Tremestieri, Santo Stefano, Scoglio (Hağar Abî Khalîfa), Alì, la Fonte del Sultano, Sant’Alessio, fino a Schisò, prolungato verso Fiumefreddo, Mascali, Capo Mulini, Santa Tecla fino all’Ógnina. Ricordiamo che la strada costiera era “stricta, impachusa et pitrusa” secondo l’espressivo volgarizzamento quattrocentesco, a cura di Antoni di Oliveri, della traslazione di Sant’Agata. Questo susseguirsi di scali costituisce l’originalità del versante ionico della nostra zona; non c’é nessuno pendant sulla costa tirrenica: il geografo normanno ed i successivi portolani medievali segnalano solo il Faro e ‘Abbûd/Saponara prima del Capo di Milazzo, e poi di nuovo nessuno scalo fino ad Oliveri. Il costante movimento delle barche che si riduce solo in tempo di guerra, dal 1282 al 1370, e sotto Alfonso il Magnanimo, crea uno spazio che non è solo siciliano, ma che si estende alla costa calabra. La porosità del confine, anche durante la dominazione araba, stabilisce una comunità economica, ma sopratutto religiosa e culturale e ricorda che lo Stretto è insieme poros e porthmos. Questa presenza del mare ci invita a pensare agli effetti della pirateria nello Ionio e a quelli dell’offensiva perenne dei Turchi dopo il 1450: la paura della schiavitù, modo di sfruttamento economico e modo di governo del mondo ottomano, ha avuto l’effetto di rallentare l’insediamento alle marine, di ridurre il numero dei villaggi di pescatori, come in tutta Sicilia, e di costringere l’abitato, tonnare, zuccherifici, fondachi, a fortificarsi con baglio e torre. Riprendiamo ora i principali risultati delle ricerche presentate a Forza d’Agrò, secondo i grandi temi definiti più sopra. </p>
<p><strong><em>Il territorio e le strade</em></strong><br />
Lo studio della viabilità ha permesso a Lucia Arcifa di passare dalle carte ideali già evocate al tracciato, anche a volte ipotetico (la strada di Dinamare), delle vie bizantine e normanne, usando la documentazione del ’100 come spia di un mondo bizantino che riemerge dall’oscurità documentaria in particolare attraverso lo sforzo di Vivien Prigent. La distribuzione dei monasteri greco-normanni segnala la continuità degli elementi di una viabilità romana disarticolata, la restaurazione bizantina del Dromo e le nuove costruzioni dei sovrani Altavilla. Il ruolo del monachesimo di rito greco appare qui ricco di complessità: protezione spirituale, patronato e ospitalità si integrano bene in una rete di piccoli insediamenti rurali e segnano subito l’originalità del Valdemone orientale. Anche le strade costiere medievali sono segnate da vecchie chiese, antichi priorati o parrocchie di casali, come “Tremestieri” (tre chiese) e San Paolo a Giampileri, e quelle ancora che lasciano i propri agiotoponomi ai paesi. I secoli tardomedievali vedranno crearsi una sfilza di fondachi, le “osterie” segnalate dal Camiliani lungo il mare, a Sant’Alessio, a Scaletta, presto rafforzate da torri di rifugio e di avvistamento, Schisò, Capo Sant’Andrea, San Nicola, Savoca, Capo Grosso, descritte da Marina Scarlata…. La circolazione d’insieme delinea un doppio asse Palermo-Messina, con pochi collegamenti trasversi, Randazzo-Patti, Troina-San Marco, più lontano ancora Cerami-Caronia. I Peloritani rimangono dunque insieme aperti su strade sempre vicine e isolati in fondo alle fiumare; le città sono periferiche, Milazzo, Taormina, Randazzo, e la dinamica culturale e commerciale di Messina non implica un orientamento unico del Valdemone orientale verso la città del Peloro, e Domenico Ventura ha messo in luce anche il dinamismo di Randazzo, diretto verso la foresta reale della montagna e verso Maniace e il Simeto. Anche la grande “terra” della Valle dell’Alcantara cerca di costituirsi un vasto territorio economico alle spese di Troina con l’annessione dei casali della Valle del Simeto, estendendo così le proprie mandre e massarie verso Carcaci, tendenza che ritroviamo nel documento del monastero greco di Santo Pietro di Gala analizzato da Nicolò Mirabella: la penuria delle superfici idonee al lavoro agricolo porta gli organismi politici ed economici dei Peloritani a costituirsi dei demani e a procurarsi degli spazi di percorso e di seminativo oltre l’Etna, come la nobiltà messinese ad acquistare feudi a Lentini. </p>
<p><strong><em>Il paesaggio economico</em></strong><br />
Il paesaggio rurale dei Peloritani ricorda in effetti la Provenza e l’Italia montana tirrenica, dalla Liguria alla Calabria: lo spazio selvaggio domina, rifugio per la selvaggina e luogo privilegiato della caccia reale, la foresta Linaria. Come lo ha descritto Hadrien Penet, i pendii rapidi e l’abbondanza relativa delle precipitazioni creano una pedologia instabile, dominata dalla frana e dall’evacuazione rapida e tumultuosa dell’acqua piovana sprecata attraverso le fiumare. È dunque necessario conservare la preziosa risorsa, proteggere la montagna contro l’erosione e trovare le colture ad alta capacità produttiva e reddito elevato, adatte a compensare il necessario acquisto del frumento, passato nella Sicilia medievale a consumo universale. La cerealicoltura locale, invece, è povera: orzo nell’Antichità, orzo e germano nel medioevo. La costruzione di terrazze ha limitato l’erosione, allargando lo spazio del vigneto e dell’uliveto, testimoniato dalle regie visite analizzate da Diego Ciccarelli; essa va di pari passo con l’elevazione di muri di pietra a secco, la captazione e l’incanalamento delle acque sotteranee per creare un paesaggio umanizzato, di orti, anche di canneti per la produzione dello zucchero precocemente testimoniati nella valle dell’Alcantara, a Calatabiano o Fiumefreddo, sotto il vescovo Gualterio di Pagliara, intorno al 1215. Ma lo zuccherificio rimarrà sempre secondario a nord del fiume, per mancanza di terre di pianura. La vigna, invece, estesa già a numerose zone del Valdemone in epoca normanna e all’apogeo nel ’200 (da Cefalù a Patti e all’Etna), viene favorita dalla ripresa demografica del ’400 e si ricostituisce dopo un periodo di ripiego, legato anche al lungo episodio bellico che ha indebolito Messina. Nel ’500 le vigne di Pagliarelli, di Locadi, di Casalvecchio forniscono la capitale regionale mediante il traffico costiero delle barche; un casale di Messina prende fugacemente il nome di Capo “delli Vigni”, a testimonianza di Maurolico. Accanto alla vigne, un bosco umanizzato, il castagno nei Peloritani, il noccioleto sull’Alcantara, manifestano la capacità della “Sicilia dell’acqua” di convivere con la natura e di creare un equilibrio che manca tragicamente in Sicilia occidentale. Ne è espressione l’abitato a casale, la casa nelle vigne, palmento, pergola, fischia, la casa nel bosco. Notiamo la dialettica tra la presenza dei monasteri che protegge la piccola proprietà enfiteotica e la prosperità di piccole aziende costruite sulla viticoltura e rafforzate, alla fine del ’400, dalla rapida diffusione dell’allevamento del baco da seta. La crisi del monachesimo, però, che si percepisce nel ’400 porta all’emergenza di uomini nuovi. Essi creano dei poderi più vasti a scapito dei possessi dei monasteri, determinando un nuovo equilibrio, più favorevole alla grande città. </p>
<p>La presenza dell’acqua corrente permette una concentrazione, notevole e chiaramente avvertibile sul foglio 254 della Carta idrografica, di mulini, di gualchiere e di stabilimenti industriali legati al bosco, di battitoi per preparare il tannino, di seghe meccaniche segnalate nel ’400 sull’Alcantara come anche nel secolo successivo nella montagna di Naso, verso Sant’Agata di Militello, “scari” per la costruzione navale, che si estendono fino all’arsenale volante di Máscali. L’originalità della Valle d’Agrò, rispetto anche a tutto il rimanente Valdemone, consiste però nello sfruttamento minerario: i territori di Fiumedinisi, di Alì e la montagna di Monte Scuderi vengono sfruttati fin dal 1402 e forse prima. Zolfo, allume, argento, ferro, rame, la varietà e la ricchezza delle risorse hanno attirato imprenditori e tecnici stranieri, anche se i risultati quantitativi saranno rimasti modesti, hanno precocemente aperto la Valle d’Agrò su una circolazione di tecniche favorita dalla presenza della legna, del carbone e dell’acqua per i battitoi atti a rompere i minerali e per i lavatoi. </p>
<p><strong><em>Il paesaggio e l’abitato</em></strong><br />
La specificità medievale dei Peloritani ricorda il paesaggio abitativo antico, a villa e vicus, come quello descritto da Antonino Pinzone per il litorale ionico. Casale, monastero rurale, “casa delle vigne” di grande modulo protetta da alte mura in seno alle fiumare sono l’articolazione di un modo di abitare complesso che lascia poco spazio alla “terra” difesa (Taormina, Monforte, Rometta). I casali, certo, si presentano raggruppati e abbastanza coerenti nella Valle d’Agrò e, nel ’400, Savoca e Fiumedinisi passano allo statuto di “terra”, ma molti presentano anche un abitato intercalare segnato dalla permanenza di chiesette di fiumare. Davanti a questa capacità di propagginazione i funzionari del fisco rimangono incerti. Si chiama “fortezza”, Forza, come altrove Motta, un casale che si è chiuso di mura. Più vicino a Messina, l’abitato di “vigne”, di casali e di chiese prende la figura di una vera nebulosa e qui i casali sono una circoscrizione amministrativa più che una comunità coerente: certi appaiono, altri scompaiono, e si nota un movimento di scissione, aggravato quando le marine saranno sicure e verranno di nuovo perennemente abitate. La retrazione dell’abitato nel ’300 colpisce sopratutto il Val di Milazzo esposto alle scorrerie angioine; la sua popolazione è stata autoritariamente concentrata a Castroreale, ma i siti abbandonati saranno presto recuperati dalle rifondazioni del ’500. La frequente permanenza del tessuto ecclesiastico, testimoniata attraverso la conservazione degli agiotoponimi, suggerisce che si è trattato non di veri e propri abbandoni, ma di una eclisse provvisoria, forse senza nemmeno la distruzione delle case e sicuramente senza scioglimento dei legami tra gli antichi abitanti, sempre possessori di terreni nel territorio del casale, e senza rottura tra loro e l’antico sito. Una domanda è stata posta per il periodo antico: in che misura la bellezza del paesaggio, in particolare marino, può spiegare la scelta dei siti di ville marittime come nella Campania o sulla costa settentrionale della Tripolitania? Si potrebbe estendere il suggerimento, in un modo più originale, al periodo medievale: si pensa sempre alle scelte estetiche per spiegare il paesaggio costruito, ma si evocano raramente per le scelte dei siti. Se le funzioni militari sono prevalenti per quelli delle “terre”, una casa rurale nobile, un palazzo (come nel Piano di Milazzo, o, più avanti, in quello di Partinico), “solazzo” o casa di caccia, non hanno compiti defensivi, non sono chiusi dentro dei muri che impediscano di vedere un paesaggio. E il gran numero di sollazzi chiamati proprio sui modelli di Belvedere, Belripayre, nel Napoletano, ma anche in Sicilia (un monte vicino Fiumedinisi porta proprio il nome di Belvedere), suggerisce una sensibilità anche alla visione del mare e richiede una ricerca più ampia. </p>
<p><strong><em>Le ambizioni messinesi</em></strong><br />
Il quadro politico viene qui ampiamente delineato da Annliese Nef e da Federico Martino: la prima chiarisce la difficile storia del Valdemone dai Bizantini ai Normanni. Pochi documenti e il silenzio dei cronisti musulmani su una resistenza particolarmente complessa e offendente per la storia ufficiale. Il mondo peloritano, non sottomesso né controllato in totalità dall’emirato palermitano, serve anche di rifugio ai ribelli musulmani. È vero che l’Islam è allora in Sicilia poco più di un partito politico, diviso e pronto ad accogliere un generale bizantino e a tornare nel grembo dell’Impero costantinopolitano. Zona di scambio dunque e di conflitto, rassomiglia in tutto alla Calabria degli emigrati, Amantea, Tropea, Santa Severina. Con la conquista normanna, come la Calabria, il Valdemone diventa il laboratorio del governo centralizzato: i modelli bizantini vengono adattati dai notai calabresi e troinesi che assumono l’amministrazione dell’isola. Le prime sperimentazioni del villanaggio, del feudo amministrativo autoritario (in rottura completa con la “convenienza” tra uguali), si fanno qui. E si può aggiungere: il Valdemone è anche il laboratorio della Crociata e della valorizzazione della cavalleria, alla battaglia di Cerami, quando un senso religioso gli viene dato dal miracolo e sancito dalla concessione dell’indulgenza da parte di Alessandro II, primo passo verso il voto di Crociata. Ma la zona peloritana è anche il luogo delle prime resistenze allo Stato nuovo, a Focerò e a Messina, e viene abbandonato per Palermo, vecchia capitale degli emiri. Federico Martino analizza la volontà permanente della città del Faro di costruire un distretto senza però rompere esplicitamente con il patto di fedeltà che fonda la monarchia. Il diploma di Enrico VI è autentico e stabilisce che da Lentini a Patti, le “terre” devono a Messina fedeltà e servizio. La sua analisi s’inserisce in una revisione generale delle politiche delle città meridionali tra ’100 e ’300, non solo in Sicilia, ma forse ancora più chiaramente a Gaeta, a Napoli e in Puglia: nomina di podestà, mobilitazione di un esercito cittadino, guerre locali. Ricordiamo che nel 1254 l’esercito messinese distrugge Taormina ribelle all’autorità della città peloritana, come Napoli ha distrutto Cumi nel 1207. La forma feudale era in contraddizione evidente con la maestà del re imperatore e viene presto abbandonata, ma la monarchia manterrà l’aiuto militare dovuto dai piccoli centri alle città marittime che sono il loro “muro” di difesa; così Santa Lucia del Mela rispetto a Milazzo e Monte San Giuliano rispetto a Trapani. Questa forma feudale non deve però illudere: il comune di Messina è un «Popolo» e sono proprio i nobili della città, i “migliori e di più peso” a cacciare via il podestà all’arrivo dei rappresentanti di Manfredi. La collaborazione militare lascia il posto alla giurisdizione, estesa, nel 1302, da Taormina a Milazzo, e alla nomina di ufficiali messinesi nella Piana di Milazzo. Non si deve dimenticare, come ricorda Clara Biondi, che i disegni collettivi di Messina non sono dissociati dalle ambizioni particolari delle famiglie dell’aristocrazia messinese: sotto i Martino, la casa Romano, che la propria storia genealogica identifica ai Colonna dell’Urbe, ha tentato una penetrazione fulminea nella Valle d’Agrò, come ufficiali di giustizia e di amministrazione. Questa breve notizia induce a suggerire che una ricerca approfondita sulla diffusione delle famiglie messinesi, come rappresentanti del governo, oltre all’acquisto e alla gestione di feudi sempre rari, porterebbe dei frutti inaspettati. Attraverso i Capibrevi di Gianluca Barberi, possiamo intravedere che nella Valle di Agrò la penetrazione delle famiglie messinesi è stata lenta e contrastata. Qualcuno ha pensato di passare tramite l’acquisto di funzioni ufficiali e trasformare la capitania o la castellania in feudo. Nel 1356 il messinese Giovanni Mangiavacca ha così ottenuto la capitania di Fiumedinisi, che era stata della famiglia Bellono, e di Limina: gestiva un vasto progetto di signoria che lo vedeva acquistare il feudo Graniti sull’Alcantara e fondare Motta di San Michele sul casale Camastra nel 1360, ricevuto in capitania nell’anarchia, ma la sua impresa falliva. Nel 1452, allo stesso modo, i Romano hanno ottenuto l’alcaidia ereditaria del castello di Sant’Alessio. Finalmente l’autorità “feudale” messinese si limita a Fiumedinisi tenuta dai Romano per tutto il Quattrocento, ai casali di Altilia e di Guidomandri, comprati dai De Marchisio a Nicoloso Crisafi nel 1404, mentre i Vayro e i Crisafi si dividono la signoria di Limina. Nell’insieme, l’autorità signorile rimane nelle mani dell’archimandrita a Savoca e degli abbati greci, in modo diffuso. La sfera privilegiata di penetrazione messinese rimane dunque il Val di Milazzo, dove famiglie che appartengono alla cavalleria (Aldoino, Astasio, Laburzi, de Pactis, Romeo) e/o al ceto giuridico (La Manna, Maniscalco, Porco, Saccano) possiedono in modo quasi continuo una ventina di feudi, accanto a vecchie famiglie della cavalleria locale, i Furnari di Tripi, i Nàsari, i Pancaldo, i Sicaminò, che portano cognomi toponomastici tratti dal nome del proprio feudo. Ma le stesse famiglie dominano: i Romano sono baroni di Montalbano nel Val di Milazzo, di Cesarò e di San Teodoro verso Troina e acquistano dai Mancina sull’Alcàntara; i Crisafi sono baroni di molti casali e feudi (Cattaino, Cartolano, Comitaio, Lando, ecc.); gli eredi di Nicola Castagna, un Maniscalco, sono signori di Monforte, Mauroianni, Rapano, Rocca e San Pier Niceto, e infine i Marullo sono baroni di Saponara. La stessa efficace penetrazione si ritrova nella zona dell’Alcàntara: Marullo a Calatabiano, Crisafi a Linguaglossa, mentre Randazzo offre una base di resistenza, con le vaste possessioni degli Spatafora, da Maletto a Cutò, Carcaci, Roccella e Revocato. Ma anche loro vengono attratti dalla città dello Stretto. </p>
<p><strong><em>L’identità religiosa e culturale</em></strong><br />
Vera von Falkenhausen ha ricordato il sentimento di liberazione con il quale le popolazioni cristiane di Sicilia hanno accolto i Normanni, del tutto simile a quello che ha accompagnato i Crociati in Anatolia, in Siria e in Palestina e la grande spedizione del re aragonese Alfonso il Battagliero in Andalusia. I cristiani mozarabi, i Greci e gli Armeni hanno aderito con entusiasmo, come quelli di Sicilia, a una guerra santa che segnava la loro emancipazione e la fine di persecuzioni talvolta severe, con il Fatimida Hâkim, talvolta strisciante. La restaurazione dell’ordine ecclesiastico interrotto qualche decennio prima si è fatta nel rispetto della tradizione siciliana, in stretto legame con la vicina Calabria che ha fornito missionari, uomini di chiesa e di governo e soprattutto monaci. La centralità dei monasteri greco-normanni nella ricostruzione del paesaggio agricolo, la lunga durata delle loro giurisdizioni sul territorio, segnata dalla relativa abbondanza dei diplomi, anche a volte rielaborati e arricchiti, ha profondamente segnato le campagne dei Peloritani. Il modo anarchico con il quale vengono fondati o rifondati questi piccoli cenobi, legati a famiglie di donatori, unisce Sicilia nord-orientale e Calabria, mentre i testi di fondazione segnalano la presenza precoce dell’economia che si può studiare meglio con documenti della pratica del tardo medioevo: enumerano tra le fonti di reddito il bosco, la caccia, la ghianda, il pascolo; essi indicano anche i cerchi per le botti e testimoniano la presenza antica della vigna. Ma non mancano di citare il possesso delle barche di trasporto, i mulini e le gualchiere, nel quadro di una signoria ecclesiastica che conserva fino al ’400 il diritto di chiedere delle corvées per la coltivazione delle proprie vigne e una vasta giurisdizione che si ferma davanti ai casi detti “reali”, cioè davanti alla giustizia di sangue riservata alla monarchia. Ma si tratta anche di un patronato che protegge efficacemente i propri vassalli dalle esigenze del fisco, in particolare dalla riscossione delle angarie di legname per la costruzione delle fortezze, la kastroktisia dei Bizantini; il che fa capire la lunga familiarità e la popolarità del demanio monastico, a Savoca in particolare. Le sacre regie visite segnalano la lunga dissoluzione della ricchezza, la decadenza, ma anche la lunga sopravvivenza di questo ellenismo religioso, mentre Claudia Guastella pone in evidenza la continuità liturgica del rito greco e del culto dei santi. Non si tratta di un ellenismo di bandiera in opposizione alla latinità trionfante del mondo cattolico, o di una specificità quasi nazionale come per gli Albanesi immigrati dopo il 1450, ma, fin dall’origine, di una combinazione originale di elementi culturali, più che linguistici, e di diverse tradizioni artistiche composite, messe in opera anche da artisti e architetti francesi, come Mastro Girardo a San Pietro e Paolo d’Agrò, che danno una chiara identità al complesso peloritano. La particolare densità dei monasteri e delle chiese dipendenti dall’archimandritato fa della Valle d’Agrò il polo di questa cultura. L’esame delle dediche delle chiese alla fine del medioevo dimostra, tra l’altro, la debolezza di una tradizione agiografica greca o di un culto propriamente siciliano, eliminando l’idea di una resistenza su modelli locali e arcaici. L’antichità del culto mariano e la presenza massiccia di San Nicola, che si unisce alla Vergine nella consacrazione delle chiese di casali, conferma che la ricostruzione del santorale si è fatta su base universale. La densità delle chiese officiate da un clero greco, rurale, certo povero, e legato alla popolazione, spiega la lunga durata di una pietà poco influenzata dalla presenza anche intensa degli ordini mendicanti a Messina, Taormina e Randazzo e delle confraternite, anche loro limitate all’ambiente urbano, ma aperte all’eremitismo, cioè a un lato del complesso movimento medievale della povertà meglio accolto nell’ambiente rurale. </p>
<p><em><strong>Novità e suggerimenti d’inchieste </strong></em><br />
La ricostruzione assoluta della rete ecclesiastica da parte dei Normanni in un ambiente originale, densamente cristiano prima della conquista, suggerisce un’interpretazione nuova dell’opera del governo emirale dei Kalbiti. Si era sempre e erroneamente fidato della pretesa tolleranza impostata da Michele Amari su modelli ideali del califato orientale; si deve ora riflettere e tornare alla probabilità che le chiese siciliane e i monasteri siano stati distrutti, come in Africa e in Palestina nel corso del vasto movimento di conversione forzata indotto da Hââkim nell’Impero fatimita nel 1009. In un’altra parte del Valdemone, l’abbandono dell’importante cenobio di San Filippo d’Agira, dove aveva soggiornato pochi anni prima lo zio del califa, il patriarca Oreste, testimonia anche lui dell’ampiezza e della radicalità della persecuzione. Un secondo punto d’importanza emerge dagli studi qui presentati, il vasto respiro dell’autogoverno messinese, all’ombra del quale si svolge la vita della Valle d’Agrò, dei Peloritani e della Valle di Milazzo. Dalle ribellioni filobizantine contro l’occupazione musulmana ai movimenti popolari degli anni 1440 e 1450, l’autonomia messinese si presenta come un modello e, in qualche caso, come un altro focolaio di oppressione per le comunità rurali, e insieme un nemico severo e un prototipo per le “terre” che si sono dotate di amministrazioni particolari, come la Forza d’Agrò. La vivacità del movimento comunale meriterebbe dunque uno studio approfondito esteso al periodo moderno. Infine, la ricerca ha largamente dimostrato che la montagna peloritana non ha conosciuto né segregazione rispetto al resto dell’isola né reclusione. L’immigrazione di Calabresi, in particolare di Cosentini, è stata rilanciata più volte nel medioevo ed accompagnata da nuove ondate, minatori italiani e tedeschi, Lombardi delle colonie gallo-italiche di Sicilia, come la piccola comunità di Fondachelli-Fantina, senza alterare la compattezza culturale della montagna. L’ingegnosità e il carattere inventivo delle popolazioni montane è stata messa vivamente in luce anche dalle relazioni degli studiosi dell’epoca moderna e si potrebbe approfondire con lo studio della diffusione del manganello e della tiratura della seta. Il gusto infine della bellezza architettonica che ha portato all’adozione di formule tecniche sorprendenti a prima vista in un ambiente rurale: l’uso del mattone, l’importazione del calcare siracusano e della lava etnea, ci porterà a nuove riflessioni sulla compenetrazione delle colture urbane e rurali in un mondo complesso e aperto.</p>
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		<title>LA CHIESA DEI S.PIETRO E PAOLO</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 15:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
				<category><![CDATA[il santo anacoreta nell'arte]]></category>
		<category><![CDATA[immagini dal paese]]></category>
		<category><![CDATA[monumenti]]></category>
		<category><![CDATA[chiese]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Valle d'Agrò]]></category>

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<p>Piccolo gioiello sito in Frazione Cristuri-San Pietro, sulla sponda casalvetina della Fiumara d&#8217;Agrò, la Chiesa dei S. Pietro e Paolo è uno dei monumenti più complessi della Sicilia. Fondata da monaci basiliani venne ricostruita nel 1117 e in seguito fu restaurata nel 1172 da Gherardo il Franco per conto di Teostericto, come riporta un&#8217;epigrafe greca incisa sul falso architrave del portale maggiore. Molto singolari risultano gli effetti cromatici creati dall&#8217;alternanza di fasce di mattoni, pietra lavica, pietra calcarea ed arenaria. Essa rappresenta al contempo un mirabile compendio di influenze bizantine, arabe e normanne. L&#8217;esterno presenta una decorazione a lesene ed arcatelle intrecciate e motivi a dente di sega. La facciata principale è preceduta da un portico, racchiuso tra due torri. L&#8217;interno è a tre navate, le quali sono divise da colonne corinzie che sostengono archi a sesto acuto. Lungo l&#8217;asse della navata centrale si elevano due cupole, una su un alto tamburo, è ondulata a spicchi; l&#8217;altra, nell&#8217;area del transetto poggia su un tamburo ottagonale.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/111/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=111&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una poetessa di Casalvecchio</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 08:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Proponiamo ai lettori del nostro blog una poesia di Giovanna Turiano, autrice di varie raccolte e docente in Brianza. Dai versi la presenza del paese appare assai viva, in una storia trasfigurata e pacificata nel legame individuale. A Casalvecchio Come se fosse ieri: Casale Vecchio. Un vetusto murmure s&#8217;ode d&#8217;antichi baroni fra la Piazza Vecchia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=106&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Proponiamo ai lettori del nostro blog una poesia di Giovanna Turiano, autrice di varie raccolte e docente in Brianza. Dai versi la presenza del paese appare assai viva, in una storia trasfigurata e pacificata nel legame individuale.</strong></em></p>
<p><em>A Casalvecchio</em></p>
<p>Come se fosse ieri: Casale Vecchio.<br />
Un vetusto murmure s&#8217;ode<br />
d&#8217;antichi baroni<br />
fra la Piazza Vecchia e le Tribbone!<br />
Tracce di cavalieri,<br />
sagome moresche,<br />
rotondità<br />
e gli arabeschi.<br />
Favole normanne<br />
scorrono ancora<br />
fra le vene dei tuoi muri;<br />
esistenze a chiudere<br />
la distanza e il punto.<br />
E la ruga fra i tuoi viottoli<br />
e l&#8217;abbronzate fronti<br />
eternità di attimi:<br />
la ruga che solca e incide!<br />
Ed io così<br />
mi sdraio in te<br />
per sognare<br />
su una dormeus naturale<br />
fra olivi e aranci<br />
fra le tue carezze antiche, delicate.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/106/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=106&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nella Chiesa di Sant&#8217;Onofrio # 1</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 09:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
				<category><![CDATA[immagini dal paese]]></category>
		<category><![CDATA[barocco in Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[capolavori]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=102&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a id="myphotolink" href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=30079226&amp;id=1569504079&amp;op=1&amp;view=all&amp;subj=40812140307&amp;aid=-1&amp;oid=40812140307"></a></p>
<div id="attachment_109" class="wp-caption alignnone" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-109" title="SANY2106" src="http://casalvecchioedintorni.files.wordpress.com/2009/01/sany2106.jpg?w=225&#038;h=300" alt="SANY2106" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">&quot;Sacra Famiglia&quot;, di anonimo dell&#39;inizio del XVII sec., della scuola di Antonello da Messina</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/102/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=102&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">enrico de lea</media:title>
		</media:content>

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	</item>
		<item>
		<title>Un racconto di Alberto Alberti  (ed Auguri per tutti)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 09:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://casalvecchioedintorni.wordpress.com/?p=98</guid>
		<description><![CDATA[ Cari amici di Casalvecchio e dintorni, vi segnalo la pubblicazione nel pomeriggio di oggi (20.12.2008) di un racconto di Alberto Alberti, &#8220;Lo scelbino&#8221;, sul sito letterario www.lapoesiaelospirito.wordpress.com Cari Auguri di Buone Feste a tutti gli amici , estimatori, lettori, visitatori etc. (enrico de lea)<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=98&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Cari amici di Casalvecchio e dintorni, vi segnalo la pubblicazione nel pomeriggio di oggi (20.12.2008) di un racconto di Alberto Alberti, &#8220;Lo scelbino&#8221;, sul sito letterario <a href="http://www.lapoesiaelospirito.wordpress.com">www.lapoesiaelospirito.wordpress.com</a></p>
<p>Cari Auguri di Buone Feste a tutti gli amici , estimatori, lettori, visitatori etc.</p>
<p>(enrico de lea)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/98/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=98&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">enrico de lea</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Immagini dell&#8217;anacoreta: Lipari</title>
		<link>http://casalvecchioedintorni.wordpress.com/2008/10/16/immagini-dellanacoreta-lipari/</link>
		<comments>http://casalvecchioedintorni.wordpress.com/2008/10/16/immagini-dellanacoreta-lipari/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 07:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
				<category><![CDATA[il santo anacoreta (il suo culto nel mondo)]]></category>
		<category><![CDATA[il santo anacoreta nell'arte]]></category>

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		<description><![CDATA[Qui sopra una tela dedicata a Sant&#8217;Onofrio nella Chiesa dell&#8217;Addolorata (XVII sec.) a Lipari.  Sul culto di Sant&#8217;Onofrio (e sulla sovrapposizione di varie figure eremitiche) nell&#8217;eoliano vi segnaliamo (cliccare sopra) questo articolo apparso sul settimanale messinese Centonove. p.s. autrice della foto è Lea De Lea (my sister, che ringrazio).<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=88&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://casalvecchioedintorni.files.wordpress.com/2008/10/agosto_settembre_2008_036.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-89" title="agosto_settembre_2008_036" src="http://casalvecchioedintorni.files.wordpress.com/2008/10/agosto_settembre_2008_036.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Qui sopra una tela dedicata a Sant&#8217;Onofrio nella Chiesa dell&#8217;Addolorata (XVII sec.) a Lipari.  Sul culto di Sant&#8217;Onofrio (e sulla sovrapposizione di varie figure eremitiche) nell&#8217;eoliano vi segnaliamo (cliccare sopra) <a href="http://www.centonove.it/arretrati/2008/25/46.pdf">questo articolo </a>apparso sul settimanale messinese Centonove.</p>
<p><em>p.s. autrice della foto è Lea De Lea (my sister, che ringrazio).</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/88/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=88&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">enrico de lea</media:title>
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			<media:title type="html">agosto_settembre_2008_036</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Segnalazione (per un poema in valle d&#8217;Agrò)</title>
		<link>http://casalvecchioedintorni.wordpress.com/2008/10/12/segnalazione-per-un-poema-in-valle-dagro/</link>
		<comments>http://casalvecchioedintorni.wordpress.com/2008/10/12/segnalazione-per-un-poema-in-valle-dagro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 16:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
				<category><![CDATA[in versi]]></category>
		<category><![CDATA[scritture]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi segnalo, assieme ad altri testi poetici, un poemetto del sottoscritto, &#8220;Lumina et semina &#8211; in valle d&#8217;Agrò&#8221;, legato/ispirato (e non) ai luoghi che sono la materia di questo blog. Il poemetto è apparso in rete su vari siti (in particolare sul blog letterario collettivo di cui faccio parte www.lapoesiaelospirito.wordpress.com).  Il testo è reperibile ai seguenti links:  http://rebstein.wordpress.com/2007/12/06/lumina-et-semina-testi-inediti-di-enrico-de-lea/ http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/12/21/lumina-et-semina-in-valle-dagro-11/ [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=82&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi segnalo, assieme ad altri testi poetici, un poemetto del sottoscritto, &#8220;Lumina et semina &#8211; in valle d&#8217;Agrò&#8221;, legato/ispirato (e non) ai luoghi che sono la materia di questo blog. Il poemetto è apparso in rete su vari siti (in particolare sul blog letterario collettivo di cui faccio parte <a href="http://www.lapoesiaelospirito.wordpress.com">www.lapoesiaelospirito.wordpress.com</a>).  Il testo è reperibile ai seguenti links:</p>
<p> <a href="http://rebstein.wordpress.com/2007/12/06/lumina-et-semina-testi-inediti-di-enrico-de-lea/">http://rebstein.wordpress.com/2007/12/06/lumina-et-semina-testi-inediti-di-enrico-de-lea/</a></p>
<p><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/12/21/lumina-et-semina-in-valle-dagro-11/">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/12/21/lumina-et-semina-in-valle-dagro-11/</a></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><span style="color:#810081;">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/02/05/lumina-et-semina-in-valle-dagro-12-15/</span></span></p>
<p><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/02/26/lumina-et-semina-in-valle-dagro-16-22/">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/02/26/lumina-et-semina-in-valle-dagro-16-22/</a></p>
<p><a href="http://delea.wordpress.com/2008/04/02/lumina-et-semina-in-valle-dagro-25-30/">http://delea.wordpress.com/2008/04/02/lumina-et-semina-in-valle-dagro-25-30/</a></p>
<p><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/06/24/lumina-ed-altre/">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/06/24/lumina-ed-altre/</a></p>
<p><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/08/03/lumina-et-semina-compresenze-in-valle-dagro-36/">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/08/03/lumina-et-semina-compresenze-in-valle-dagro-36/</a></p>
<p>Ovviamente, m&#8217;aspetto clemenza&#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/casalvecchioedintorni.wordpress.com/82/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=82&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">enrico de lea</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Eugenio Alberti, poeta e letterato #2 (la relazione di Santino Lombardo al convegno del 19 agosto 2008)</title>
		<link>http://casalvecchioedintorni.wordpress.com/2008/10/09/eugenio-alberti-poeta-e-letterato-2-la-relazione-dei-santino-lombardo-al-convegno-del-19-agosto-2008/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 14:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
				<category><![CDATA[pagine di storia locale]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>

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		<description><![CDATA[Nacque a Casalvecchio Siculo il 20.11.1883 da Giuseppe possidente e da Rachela Puzzolo e ivi mori il 19.8.1958. E&#8217; sepolto nel cimitero di Casalvecchio Siculo in una semplice tomba dove sul marmo, senzafotografia, sta impressa la significativa frase: QUI RIPOSA NELL&#8217;ETERNA PACE / EUGENIO ALBERTI / POETA E LETTERATO  Famiglia proveniente dal Piemonte, dalla Provincia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=77&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:x-small;">Nacque a Casalvecchio Siculo il 20.11.1883 da <strong>Giuseppe</strong> possidente e da <strong>Rachela Puzzolo</strong> e ivi mori il 19.8.1958. E&#8217; sepolto nel cimitero di Casalvecchio Siculo in una semplice tomba dove sul marmo, senza</span><span style="font-size:x-small;">fotografia, sta impressa la significativa frase: </span></p>
<p><strong><em><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">QUI RIPOSA NELL&#8217;ETERNA PACE / </span></span></em></strong><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">EUGENIO ALBERTI / </span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">POETA E LETTERATO</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;"> </span><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Famiglia proveniente dal Piemonte, dalla Provincia di Novara che nel medioevo si insediò anche nell’antico territorio di Savoca </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Gi antenati del prof. Eugenio provenivano dalla frazione Rina di Savoca e portavano originariamente il cognome ALIBERTI e non ALBERTI; Più specificamente, in Rina, abitava  GIUSEPPE ALIBERTI di professione murifabbro, nato nel 1789, uomo attivo e intraprendente(risulta che “riparò” diverse chiese di Savoca) che  sposò <strong>Giovanna Finocchio</strong> appartenente ad una famiglia di  grandi proprietari terrieri di Misserio; non sapeva né leggere né scrivere.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Il Figlio <strong>Carmelo Aliberti</strong>  nato a Savoca il 21 agosto 1827 teneva, nel 1857, la propria residenza a Misserio ma risulta registrato anagraficamente  con il cognome <strong>Alberti</strong>   quando, in quell’anno, si sposò con la possidente Santa <strong>Scarcella </strong>di Rosario e Rosaria Finocchio. Sapeva, come la moglie, leggere e scrivere correttamente e si fregiava del titolo di “Don”. Il 5 marzo 1858 nasce a Misserio il figlio <strong>Don Giuseppe Alberti</strong> qui morto il 30.08.1946 a 89 anni. Si sposò l’8 ottobre 1878, a 20 anni, con Donna <strong>PUZZOLO Rachela</strong> appartenente ad una della famiglie più antiche, ricche e colte di Casalvecchio Siculo. Gli otto figli della coppia, avviati agli studi, raggiunsero posizioni sociali importanti; Il secondo di essi fu Eugenio ALBERTI morto esattamente 50 anni fa.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">L’excursus anagrafico sulla famiglia Alberti ci consente di affermare che una serie di matrimoni congegnati con le più importanti famiglie di Casalvecchio (i Puzzolo) e di Misserio (i Finocchio e gli Scarcella ) ne accrebbe significativamente il patrimonio  e ne assicurò, per quei tempi, una certa agiatezza economica e la scalata sociale; l’accesso alla cultura e agli studi fu un atto conseguenziale. Va rimarcato che la madre di Eugenio, una Puzzolo, era parente dell’illustre storiografo avv. Domenico Puzzolo Sigillo, Direttore dell’Archivio di Stato morto nel 1962,</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Misserio era un borgo isolato(le strade di collegamento a Savoca e a Casalvecchio erano viottoli di campagna adatti solo all’asino) e  strutturalmente violento nella seconda metà dell’ottocento dove avvennero efferati crimini anche a danno di professionisti  e proprietari terrieri.Si ricorda segnatamente gli omicidi rimasti impuniti del notar Crupi nel 1860 e dell’avv. Vincenzo Trischitta nel 1862 . Si diffuse un termine <strong>“ Lampi di sipala</strong>” per indicare i rischi di schioppettate  che correvano i proprietari terrieri che di tanto in tanto si recavano nel propri possedimenti posti nella valle del Savoca.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">In tale contesto visse  Don Giuseppe Alberti il padre di Eugenio, grande proprietario terriero che aveva fondi non solo a Misserio e nell’alta valle del Savoca ma anche a Rafale nel Comune di Casalvecchio Siculo; capiva certamente nell’ottica dei tempi che stavano cambiando l’importanza degli studi ad alto livello e fece studiare tutti i suoi figli maschi e femmine.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Ritornando a Eugenio Alberti la sua fanciullezza ci riconduce a Misserio allora popolosa ma isolata borgata di Casalvecchio Siculo. Misserio, come rimarcato  frazione tutt’altro che pacifica nel secondo ‘ottocento, era una zona ricca d’acqua dove dalla terra ferace si ottenevano prodotti in abbondanza; per questo alcune famiglie notabili come i Trischitta di Furci e certi Pagano originari di Forza avevano qui la  residenza estiva.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Il padre Giuseppe per far studiare Eugenio affittò una modesta abitazione in Messina, vicino al duomo. Ogni settimana con il mulo scendeva in città per portargli le cose necessarie  fra cui la biancheria e i generi alimentari prodotti nei suoi vasti possedimenti agricoli. A Messina compì gli studi liceali e si laureò in lettere presso la locale Università di Messina, cosi come un altro suo fratello <strong>Carmelo, </strong>insigne professore di latino e greco morto prematuramente. Entrambi vennero a contatto con l’illustre poeta Giovanni Pascoli che insegnava nell’ateneo messinese   e che molto li apprezzò.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Un altro, fratello, Benvenuto, l’unico che rimase a Misserio avendo sposato una Mantarro, nel 1909, frequentava la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bologna ma abbandonò subito gli studi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Nel 1905 L’Alberti pubblica uno studio su Catone, oggetto di attenzione in tempi recenti del grande latinista prof. Mazzarino.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"> Eugeno Alberti, a partire dal 1915, trovandosi ad insegnare nel palermitano, inizia un&#8217;intesa attività letteraria pubblicando presso la casa editrice  Antonino Trimarchi di Palermo le seguenti opere:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">1.</span><span style="font-weight:normal;font-style:normal;font-family:Verdana;font-variant:normal;"><span style="font-size:x-small;">    </span></span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">Studio critico su le ricordanze  di Mario Rapisardi- Palermo 1915</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">2.</span><span style="font-weight:normal;font-style:normal;font-family:Verdana;font-variant:normal;"><span style="font-size:x-small;">    </span></span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">Studio critico su le ricordanze  di Mario Rapisardi- Palermo 1916</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">3.</span><span style="font-weight:normal;font-style:normal;font-family:Verdana;font-variant:normal;"><span style="font-size:x-small;">    </span></span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">Rimpianto amaro- Versi- Palermo- 1917</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">4.</span><span style="font-weight:normal;font-style:normal;font-family:Verdana;font-variant:normal;"><span style="font-size:x-small;">    </span></span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">Idillio Romano: Versi- Palermo 1918</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">5.</span><span style="font-weight:normal;font-style:normal;font-family:Verdana;font-variant:normal;"><span style="font-size:x-small;">    </span></span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">Rimembranze &#8211; Versi &#8211; Palermo 1918</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">6.</span><span style="font-weight:normal;font-style:normal;font-family:Verdana;font-variant:normal;"><span style="font-size:x-small;">    </span></span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">Rimembranze &#8211; Versi -  Palermo 1919</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">7.</span><span style="font-weight:normal;font-style:normal;font-family:Verdana;font-variant:normal;"><span style="font-size:x-small;">    </span></span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">L&#8217;ode alla Martire di Delaroche  di Mario Rapisardi: studio critico- Palermo 1920</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-indent:-18pt;line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">8.</span><span style="font-weight:normal;font-style:normal;font-family:Verdana;font-variant:normal;"><span style="font-size:x-small;">    </span></span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">L&#8217;ode alla Martire di Delaroche  di Mario Rapisardi: studio critico- Palermo 1929</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">A partire dal 1929 non vi è più traccia di sue pubblicazioni a stampa. Certamente la cessata attività letteraria va collegata al  fatto che  l&#8217;Alberti, avendo preso il potere il partito fascista non  condividendo le idee mussoliniani,venne isolato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"> Nel 1931 il Fascimo emise una circolare con la quale pretese dai professori Universitari il giuramento di fedeltà al fascio per poter continuare ad insegnare. Soltanto 12 professori Universitari in Italia  rifiutarono e lasciarono l’insegnamento. Il provvedimento pare non riguardasse i professori di Liceo qual’era L’Alberti ma, si asserisce, che Eugenio di idee laiche e liberali(era convinto ammiratore di Vittorio Emanuele Orlando), si dimise dall’insegnamento e ritornò nella natìa Misserio;fu accusato, si dice, di</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"> “ <em>agnosticismo politico</em>” termine tecnico con cui si apostrofavano gli avversari del regime.Tale accusa pare si stata estesa anche al fratello Carmelo, professore di latino e greco nel liceo di Milazzo, definito da qualcuno un “pozzo di scienza “, Il dato va  riscontrato con i documenti ma se risultasse a verità quanto oralmente si tramanda Eugenio Alberti va senz’altro annoverato fra i grandi martiri della <strong>cultura e dell’idea</strong> ancora di più dei 12 professori universitari che non giurarono fedeltà al fascio ed i cui nomi, propose Ignazio Silone , dovevano essere scritti in una lapide murata in tutte le Università Italiane.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Così come va accertata la troppa severità con la quale <strong>Eugenio Alberti </strong>trattava gli studenti. Pare, infatti, che fu ferito seriamente da uno studente che bocciò agli esami di stato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Nel 1939 si ricostituisce il Comune di Casalvecchio Siculo soppresso nel 1928 insieme a quello di Savoca e inglobato a quello rivierasco di Santa Teresa di Riva. Gli abitanti di Misserio e Fautarì ( frazioni prima  sempre appartenute a Casalvecchio Siculo) si organizzano capillarmente e ottengono che le due frazioni restino alla dipendenza di Santa Teresa di Riva, sede naturale dei loro interessi; Fra i firmatari della petizione risultano componenti della famiglia Alberti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Non siamo in grado,allo stato attuale, di fornire una biografia completa su Eugenio Alberti.   Sappiamo che insegnò latino e greco in diversi licei classici,</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">con certezza in quelli di  <strong>Nicosia, Partinico</strong> e<strong> Scicli. </strong>Pare che fosse molto severo con gli studenti fino al punto di subire, nel palermitano, delle minacce.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Dopo la guerra fu riabilitato,forse insegnò qualche anno ancora,e andò in pensione vivendo a <strong>Misserio</strong> , pur mantenendo la residenza anagrafica a Casalvecchio Siculo fino al 1952;  A Misserio viveva il padre Giuseppe morto nel 1946 e un altro fratello Benvenuto, direttore del locale Ufficio postale che sposò Rosina Mantarro ma non ebbe figli.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"> Non si sposò( si dice che in gioventù fu fidanzato con una ragazza idealizzata nelle sue raccolte poetiche) e visse , specie  nell&#8217;ultimo periodo della vita, in maniera trasandata con segni di cedimento dal punto di vista psichico.Fu un tipo solitario ed egocentrico ma rispettoso del prossimo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Negli ultimi anni della sua vita risiedeva a Santa Teresa di Riva, nel quartiere Torrevarata ma ammalatosi gravemente,venne condotto dal nipote ins. Carmelo Calabrò a Casalvecchio Siculo dove,poco dopo,  il 19.08.1958, cioè 50 anni fa, mori e fu sepolto nel locale cimitero.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="line-height:200%;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">La copiosa produzione inedita, conservata presso gli eredi in località Mallina di Savoca,  che ho avuto modo di visionare superficialmente alcuni anni fa, comprende diverse raccolte poetiche e studi sui Giacomo Leopardi; con alcune poesie,ricordo, prende di mira il Re, Mussolini e alcuni notabili fascisti anche locali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Da una lettera scritta ad un cugino datata,  <em>Misserio 1951, </em>si deduce che stava lavorando ad una nuova edizione poetica delle &#8220;Rimembranze&#8221; già pubblicate nel 1918  e  depositate presso la Biblioteca Nazionale di Palermo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Dalla medesima si evince che, in quell’anno, aveva terminato di comporre una raccolta di poesie inedite intitolata </span><strong><span style="font-size:x-small;">“ Melanconie”.</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">La sua calligrafia è contraddistinta dai bei caratteri e il suo stile risente  di influssi Leopardiani, cosi come la tematica della &#8221; Rimembranze&#8221;. Si rimarca che Mario Rapisardi( Catania, 1844-Ivi 1912),  era un ammiratore del Leopardi( cambiò per questo il suo cognome da Rapisarda a Rapisardi) e la sua raccolta poetica &#8221; Le ricordanze &#8221; del 1872, in cui forte sono gli influssi Leopardiani fu oggetto di uno studio storico- critico  da parte dell&#8217;Alberti nel 1915 e nel 1916.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">Una poesia, facente parte delle &#8221; Rimembranze&#8221; composta  nell&#8217;Agosto del 1918 a Casalvecchio Siculo intitolata <em>&#8220;Memorie Sante&#8221;</em> ci fornisce altre utili indicazioni sulla sua vita in quanto, nei versi, rimpiange la morte della nonna e quella, prematura, di un fratello.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:200%;text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana;">Ma di più sul personaggio, sicuramente di alto spessore culturale e umano, si potrà sapere e scrivere da una disamina delle sue opere che inedite, in grande quantità, si conservano presso gli eredi.</span><span style="font-family:Verdana;"><span style="font-size:x-small;">  (SANTINO LOMBARDO &#8211; dal sito <a href="http://www.fotosantateresadiriva.com">www.fotosantateresadiriva.com</a> , ove è visualizzabile anche <a href="http://www.fotosantateresadiriva.com/2008/U'%20TUBU/video/EUGENIO%20ALBERTI.wmv">il filmato del convegno </a>tenutosi a S. Teresa Riva nel Cinquantenario della scomparsa del poeta).</span></span></p>
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		<title>Eugenio Alberti, poeta e letterato #1</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 14:09:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico de lea</dc:creator>
				<category><![CDATA[pagine di storia locale]]></category>
		<category><![CDATA[persone]]></category>

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		<description><![CDATA[I. UN RICORDO, di Nino Calabrò Nacque a Misserio il 14 aprile 1882 . Misserio era un borgo della costa ionica messinese , oggi frazione di Santa Teresa di Riva , allora di Casalvecchio Siculo, ma ad un tiro di schioppo da Savoca , e perciò tra il mare e la collina . Suo padre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=casalvecchioedintorni.wordpress.com&amp;blog=4423658&amp;post=72&amp;subd=casalvecchioedintorni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I. <strong>UN RICORDO, di Nino Calabrò</strong><br />
Nacque a Misserio il 14 aprile 1882 .<br />
Misserio era un borgo della costa ionica messinese , oggi frazione di Santa Teresa di Riva , allora di Casalvecchio Siculo, ma ad un tiro di schioppo da Savoca , e perciò tra il mare e la collina .<br />
Suo padre si chiamava Peppino Alberti ( per tutti Don Peppino Aliberti ) . Sua madre , Rachele Puzzolo .<br />
Fu il primo di ben otto rampolli .<br />
La casa natia si affacciava sul torrente Savoca ed era sovrastata dalla montagna che originava da Rimiti e che si addolciva quando il torrente cominciava a confondersi con il paesaggio marino .<br />
Settecento anime vivevano in quel borgo che , poi , quando Eugenio avrebbe saputo di greco e di latino riceverà dalla sua penna,nelle sue liriche, la denominazione di “ borgo abominato “ , per significare che lo Stato si dimenticava del meridione e delle marginalità.<br />
Erano otto fratelli : Eugenio, Michelina , Carmelo , Leone , Beatrice , Ambrosina , Beniamino e Benvenuto.<br />
Don Peppino,il pater ed il dominus della famiglia, era proprietario di limoneti , aranceti e uliveti .<br />
In quella seconda metà dell’ottocento , subito dopo l’unità d’Italia , resistevano le ultime roccaforti economiche dei Borboni e la proprietà privata otteneva estrema tutela da quel liberalismo che avrebbe retto l’economia della nazione fino alla prima guerra mondiale e oltre.<br />
Il fantasma del fascismo era ancora lontano , per cui proprio il clima economico liberale , consentiva di trarre un buon profitto dai possedimenti che il padre sapeva ben amministrare , dando lavoro a tante braccia .<br />
Così i figli crescevamo ,serenamente , in attesa di essere svezzati e dotati dei primi indottrinamenti sul leggere ,lo scrivere e il far di conto. Poi era nel programma che i maschi avrebbero studiato fino a diventare professori di scuola , mentre le femmine avrebbero anche loro studiato, , ma per diventare maestre elementari .<br />
E così avvenne .<br />
A partire dall’autunno dell’anno 1901 , i fratelli Alberti si sarebbero trasferiti a Messina per studiare , sistemandosi in una casetta a due passi dal Duomo .<br />
Per un fratello che diventava matricola , c’era subito quello che si laureava . Per una sorella che si diplomava , c’era subito pronta quella che esordiva , proprio quell’anno , come studentessa delle magistrali .<br />
E così fino al fatidico 28 dicembre del 1908.<br />
Tanti furono i sacrifici , tanto fu lo studio , ma tanto fu l’amore e la gioia con cui si davano reciproco sostegno .<br />
A casa,a Misserio , si tornava solo a Natale , a Pasqua e per le ferie estive .<br />
Eugenio era il punto di riferimento di tutti i fratelli.<br />
Appena giunto a Messina si iscrisse al primo anno di corso della Facoltà di Lettere Antiche ed ebbe la fortuna di avere come Professore il grande Giovanni Pascoli, che da qualche anno era diventato titolare della cattedra di latino.<br />
Proprio da Giovanni Pascoli, il giovane Eugenio, avrebbe ricevuto pubblici riconoscimenti di studente modello e di futuro letterato di grandi possibilità.<br />
Insomma, Eugenio divenne in pochi mesi un allievo prediletto del Pascoli, al punto che quando il grande “romagnolo”, qualche anno dopo decise di tornare nella sua terra, propose proprio allo studente siciliano di seguirlo prima a Pisa e poi verso il sicuro porto di Bologna dove lo stesso Pascoli avrebbe ereditato la cattedra di Giosuè Carducci, e lo avrebbe annoverato , una volta laureato, tra i suoi pochi Assistenti di cattedra.<br />
In effetti ciò che il Pascoli pensava di Eugenio non era privo di fondamento.<br />
Infatti Eugenio spiccava per intuizione lirica, per la musicalità che sapeva imprimere ai suoi versi e per la profonda conoscenza della sintassi latina.<br />
A tal proposito, ricordo che sul finire degli anni settanta, proprio al sottoscritto pronipote , autore di queste righe commemorative, si rivolse l’Illustre Professore Antonio Mazzarino, (Eugenio Alberti era fratello di mia nonna Michelina) per ottenere in prestito due pubblicazioni dell’Alberti su Catone,che conservavo e conservo a Casalvecchio unitamente ad un vecchio tavolo restaurato, che fu dello zio poeta e che a lui fu donato dal Pascoli quando questi nel 1905 traslocò da Messina.<br />
Ma tornando all’esperienza universitaria di Eugenio, ricordo che mia nonna Michelina, mi parlò tante volte di quegli anni trascorsi a Messina prima del sisma che cancellò fatti e memorie.<br />
In particolare la nonna mi disse che Eugenio era un ragazzo davvero fuori dalla norma, sia per contenuti dottrinali che per sensibilità di uomo e di poeta.<br />
Quest’anno ricorre il 50° anno dalla sua morte.<br />
Egli, infatti, passò a miglior vita il 21 ottobre del 1958, in Casalvecchio Siculo, nella casa dell’amata sorella Michelina, perché non si creò mai una famiglia sua propria.<br />
Proprio nella casa di Casalvecchio , in due ampi bauli, stanno riposti tanti libri sui quali il poeta di Misserio studiò e tante altre pubblicazioni di cui ne fu autore.<br />
Eugenio Alberti già dal Pascoli venne indicato come letterato inquadrabile nella corrente dei romantici, e precisamente in quella corrente letteraria che cento anni prima aveva annoverato Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi.<br />
In effetti il giovane Alberti fu essenzialmente un poeta, un idealista che credette nella poesia come mezzo per celebrare sia la bellezza che la morte, presentando quest’ultima come punto definitivo e terminale della vita terrena, ma presentando contemporaneamente la prima (la bellezza) come valore immortale, insieme a tutti i valori dell’anima che solo la poesia con la sua forza eternatrice può fare diventare immortali.<br />
Il paesino di Misserio, certamente, con l’ausilio del Comune di Santa Teresa di Riva e del Comune di Casalvecchio Siculo celebrerà la ricorrenza; intanto, incombeva su di me, pronipote del grande letterato e poeta, avviare il “procedimento” che mira alla rivisitazione della sua immagine e delle sue opere.<br />
Non posso chiudere queste poche righe senza affidarmi, nostalgicamente, alla mia memoria di bambino, quando negli anni 1957 e 1958 la figura dello “zio Eugenio”, mi sfilava sotto gli occhi durante alcune domeniche invernali, quando lui da Misserio veniva a trovare la nonna Michelina nella nostra casa di Casalvecchio.<br />
Ricordo che a metà mattinata di quelle domeniche, il grande zio faceva ingresso nella nostra abitazione casalvetina con una valigetta di pelle color marrone in mano; in quella valigetta custodiva libri in quantità, un grosso quaderno nero sul qual prendeva appunti e poi tanti cioccolatini “Perugina” destinati a me e avvolti in carta stagnola rossa,verde e blu. Quei cioccolatini egli li portava da Palermo dove insegnava latino e greco nei licei classici.<br />
Fra tutti quei libri uno in particolare mi colpiva perché aveva una foderina color verde mare: in esso erano raccolte le liriche che lui aveva dedicato ad Ericina , la donna dei suoi sogni che tanto amò e che forse mai conobbe.<br />
Tanti anni dopo avrei letto meglio quelle liriche ed avrei rivisto nel suo stile quello del grande Giacomo Leopardi.<br />
Aveva ragione Pascoli, avevamo nella nostra terra il secondo Leopardi e non ce ne siamo mai accorti.<br />
Questa è una certezza, altrimenti il grande poeta romagnolo, non l’avrebbe mai pregato di seguirlo fino a Bologna per fargli l’assistente di cattedra.<br />
Ora Eugenio Alberti riposa nel cimitero di Casalvecchio Siculo.<br />
La sua tomba è contraddistinta da una piccola lapide di marmo bianchissimo,che fece porre mio padre, sui cui è incisa questa scritta :<br />
“ Qui giace il Professor Eugenio Alberti- poeta e letterato -”.<br />
Su quella tomba il giorno dei defunti, ogni anno, vado a posare un fiore colorato come colorate erano le sue poesie, di passione e di sentimento.  (<em>Nino Calabrò</em>)</p>
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